22 agosto 2017

LA BUONA NOTIZIA - La buona notizia

 
Inserito da Scienza e Ambiente il 12 Aprile 2017 - Erba

Il leone , la volpe ed il buco nero

Immagine:Il leone , la volpe ed il buco nero

Fotografiamo il buco nero

Un giorno un leone che per molti anni aveva regnato sul suo territorio di caccia cacciando , uccidendo e divorando tutti gli animali che arrivavano alla portata dei suoi artigli, si accorse che era diventato troppo vecchio per correre dietro alle sue vittime con qualche speranza di agguantarle. Stava perdendole sue riserve di forza ed agilità, le sue zampe diventavano sempre più rigide e pesanti , nel correre il respiro dei suoi possenti polmoni si tramutava rapidamente in affanno. Anche l’allegra ferocia con la quale aveva sempre cacciato si stava rapidamente trasformando in una specie di rancore sordo , cupo ed impotente . Solo la sua fame di carne e di sangue non era diminuita , anzi sembrava crescere ogni volta che una preda gli sfuggiva davanti al muso allontanandosi con irrisoria facilità dalle sue fauci inutilmente spalancate. Così il leone decise che doveva cambiare strategia se voleva sopravvivere . ù

Un grande agglomerato di stelle al centro della Via Lattea stava rapidamente esaurendo la sua energia (per rapidamente si intende in qualche centinaio di milioni di anni , un’inezia su scala cosmica). Le fornaci nucleari che irraggiavano radiazioni di ogni tipo in ogni angolo dell’Universo stavano esaurendo le scorte d combustibile a base di elettroni , protoni ed atomi da fondere insieme che le aveva alimentate per tanto tempo. Le più grandi e potenti stelle della Via Lattea stavano semplicemente invecchiando e non erano più in grado di alimentare i grandi flussi energia che in passato avevano lanciato nello spazio cosmico. Così anche per loro era arrivato il momento di cambiare. Il vecchio leone si ritirò nella grande caverna che usava come tana e fece sapere a tutti gli animali del suo regno che era malato e prossimo alla fine. E gli animali , stupidi ma curiosi ,ancora intimoriti ma speranzosi ,si misero pazientemente in coda davanti all’antro scuro come la notte della caverna per rendere l’ultimo omaggio al despota che per tanto tempo li aveva terrorizzati ed anche per godere del privilegio di poter raccontare che avevano assistito alla sua morte. Uno alla volta entravano oltre quella volta buia di pietra e scomparivano all’interno.

L’agglomerato di stelle collassò in una gigantesca massa di materiale cosmico talmente denso da formare una specie di cavità oscura al centro della Via Lattea . Le stelle invecchiate ed agglomerate che ne facevano parte non emettevano più luce ,in compenso il loro materiale si era talmente addensato da creare un gigantesco campo gravitazionale che attirava verso di sé qualunque fascio di energia e di materia in circolazione in quell’angolo dell’universo . Le radiazioni si infilavano in quell’enorme buco nero e non ne uscivano più intrappolate da forze gravitazionali così potenti da rallentare i fasci di fotoni lanciati alla velocità della luce fino al punto da bloccarli per sempre nel suo bozzolo di oscurità assoluta dove una misteriosa ma potentissima forza attrattiva continuava a esercitare un richiamo irresistibile ogni tipo di materiale in circolazione nella galassia .

Un giorno una volpe arrivò vicino all’ingresso della tana del vecchio leone . La fila di animali in ingresso si era ormai esaurita ma all’interno dell’antro oscuro si sentiva ancora il cupo brontolio di chi l’occupava. Il leone invitò la volpe ad entrare ed a rendergli l’ultimo omaggio come avevano fatto gli altri animali, ma la volpe si era bloccata all’ingresso ed osservava con molta attenzione. “ Non avere paura – Disse il vecchio predatore con voce sofferente- Non vuoi salutare il tuo re che muore? Non vedi le impronte di tanti come te che sono entrati qui per fare la stessa cosa che ora io chiedo a te?” “ Sì vedo le impronte dei tanti animali che sono entrati- rispose la volpe – Ma non vedo una sola impronta in uscita.” Un attimo dopo volse le spalle e si allontanò in fretta inseguita da un ruggito di rabbia impotente. Un giorno un piccolo gruppo di strani animali bipedi del pianeta Terra chiamati astronomi scoprì il buco nero al centro della Via Lattea e gli diede un nome “ Sagittarius A” .

Lo osservò a lungo e poi decise di fargli una fotografia. Ma come si fa a fotografare un ciclopico buco nero dove la luce entra e non esce più null’altro che oscurità e vuoto assoluto? I minuscoli ed ingegnosi astronomi decisero di unire insieme otto strumenti radio astronomici spaziali fino ad ottenere un gigantesco telescopio capace di scandagliare le profondità del buco nero traendone onde di energia capaci di impressionare una specie di “pellicola fotografica” di loro invenzione. L’esperimento , mai tentato prima , è diventato ormai parte delle nostra realtà. E’ cominciato in questi giorni e non si sa se avrà successo. Il progetto è stato battezzato col nome di “Event Horizon Telescope (EHT) ” Quello che dobbiamo chiederci è : perché lo fanno? Gli animali della favola di Esopo sono entrati nell’antro del leone convinti di assistere alla conclusione del regno di terrore del loro padrone ed hanno fatto tutti una brutta fine, a parte la furba volpe capace di cogliere e valutare i segnali di pericoli ben evidenti. Ma i nostri astronomi perché vogliono spendere tempo e soldi per esplorare un buco nero che tutto assorbe e nulla restituisce di utile o di bello? “ Perché nessuno l’ha mai fatto prima .

Ed anche perché vogliamo vedere e capire .” Ci risponderanno . Secondo me lo fanno perché dentro quel buco nero si consuma l’ultimo atto della vita di un ammasso stellare che in un tempo remotissimo illuminava il centro della Via Lattea ed il desiderio di dare una, sia pure fuggevole , occhiata a quello che succede per noi è irresistibile. Ed in questa risposta c’è tutta la grande stupidità e l’estrema grandezza dell’animale uomo. Speriamo solo che i nostri astronomi capiscano qual è il momento giusto per fermarsi e mettersi al sicuro , come ha fatto la volpe.

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